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RACCONTI IN TEMPO DI PESTE

Progetto di Sergio Maifredi e Corrado d’Elia
Prodotto da Teatro Pubblico LigureCompagnia Corrado d’Elia
Produzione e comunicazione Lucia Lombardo | Organizzazione Caterina Mariani

 

È solo nella crisi che nascono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
(Albert Einstein)

man RaccontitempodipesteRacconti in tempo di peste. Da oggi, ogni giorno, per cento giorni un racconto, per comporre un affresco del pensiero. Un Decameron contemporaneo.

Non teatro in gabbia, in cattività, ma racconti nati qui e ora per noi, per Voi; donati da artisti, scrittori, giornalisti, poeti, musicisti. Perché l’arte, la parola, la musica è ciò che ci fa sentire insieme oltre la paura. Un tempo vuoto da riempire di straordinario, di tutto ciò che nella quotidiana fretta poteva apparire inutile.

In questo momento di Teatri chiusi, di attività culturali costrette alla sospensione, di spettacoli annullati o rimandati a data da destinarsi, ribadiamo con questo progetto il ruolo fondamentale di Arte e di Cultura come mezzo di reazione al presente e di costruzione del futuro.
Lo spettacolo dal vivo è, più delle altre arti, incontro, scambio, partecipazione, atto poetico che unisce, avvicina e annulla le distanze. Ed è proprio nella sua continua tensione verso il contatto umano che sta la sua forza vitale e rigeneratrice.

È dunque soprattutto in questo momento di crisi che la natura stessa dell'atto teatrale e del nostro essere uomini di teatro che ci spinge a trovare nuove soluzioni, nuovi percorsi che non si arrendano, e anzi ci spingano a reagire, creando nuove forme di incontro, nuovi luoghi e nuove occasioni. Per restare vivi culturalmente e spiritualmente.
Per non sommare al danno economico, che inevitabilmente ci troviamo a fronteggiare, un più grave danno culturale.
Come nel Decameron l’allegra brigata di sette uomini e tre donne fecero dell'isolamento necessario un momento vivo di racconto e di umanità in attesa della rinascita del mondo reale, in cui sono l’arte, la letteratura, la poesia a ricreare la vita, a sconfiggere la paura e in definitiva la peste stessa, così vogliamo oggi un luogo virtuale accessibile a tutti.

Una stagione web di proposte culturali che sia una risposta al presente e un patrimonio per il futuro. Il luogo contemporaneo dell'incontro, del pensiero e dell'emozione.

Vi aspettiamo, ogni giorno da mezzo giorno in punto, in scena su facebook.com/raccontiintempodipeste

Corrado d’Elia e Sergio Maifredi

GIORNO 21 • 29 marzo 2020

Paolo Andreoli

esegue H. Wieniawski etude - caprice op. 18 n. 1
GIORNO 20 • 28 marzo 2020

Massimo Minella

racconta La storia del Rex
GIORNO 1927 marzo 2020 - Giornata Mondiale del Teatro 

Eugenio Barba e Julia Varley - Odin Teatret

in esclusiva per Racconti in tempo di peste
MR. PEANUT un personaggio che non può morire
Regia di Eugenio Barba - Testi di Julia Varley
LINK PER VISUALIZZARE IL FILM di EUGENIO BARBA
 
GIORNO 1826 marzo 2020

Roberto Alajmo

racconta la storia del Principe Monroy della Pandolfina
 
fresu
GIORNO 1725 marzo 2020

Paolo Fresu

legge Sandro Penna ed esegue ”Sensuousness”
 
GIORNO 1624 marzo 2020

Jurij Ferrini

“Svejk nelle seconda guerra mondiale” di Bertolt Brecht
 
GIORNO 1523 marzo 2020

Antonio Syxty

“L'autostoppista della Galilea”, di Richard Brautigan

GIORNO 1422 marzo 2020

Lauro Magnani

Il racconto di due misteriosi dipinti di Rembrandt

GIORNO 1321 marzo 2020

Antonio Vasta

esegue “Viaggio immaginario”

GIORNO 1220 marzo 2020

Paolo Bosisio

“Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern

GIORNO 1119 marzo 2020

Dario Vergassola

Avventura straordinaria al mercato cittadino

GIORNO 1018 marzo 2020

Piergiorgio Odifreddi

racconta Isaac Newton e la peste del 1665 in Inghilterra

GIORNO 917 marzo 2020

Luigi Marinelli

legge Tadeusz Kantor

GIORNO 816 marzo 2020

Tullio Solenghi

legge “Chichibio e la gru” da Decameron di Giovanni Boccaccio

GIORNO 715 marzo 2020

Mario Incudine

dice “Iris” da Barbablù di Costanza DiQuattro

GIORNO 614 marzo 2020

Giovanni Falzone

esegue il suo brano “Laila - la conta degli assenti”

GIORNO 513 marzo 2020

Maddalena Crippa

legge Chandra Livia Candiani - da “Il silenzio è cosa viva - L’Arte della meditazione”

GIORNO 412 marzo 2020

Michele Sganga

esegue la sua composizione inedita “Oscillazione gravitazionale”

GIORNO 311 marzo 2020

Paolo Graziosi

dice “Io vulesse truvà pace” di Eduardo De Filippo

GIORNO 210 marzo 2020

Giuseppe Cederna

legge “Racconti in forma di poesia” di Raymond Carver

fuori collana

”Nove marzo 2020“ di Mariangela Gualtieri detta da Giuseppe Cederna

il testo della poesia

Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.
Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare
e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme.
Rallentare la corsa.
Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano
che ci potesse bloccare.

E poiché questo
era desiderio tacito comune
come un inconscio volere –
forse la specie nostra ha ubbidito
slacciato le catene che tengono blindato
il nostro seme. Aperto
le fessure più segrete
e fatto entrare.
Forse per questo dopo c’è stato un salto
di specie – dal pipistrello a noi.
Qualcosa in noi ha voluto spalancare.
Forse, non so.

Adesso siamo a casa.

È portentoso quello che succede.

E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni.
Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.
C’è un molto forte richiamo
della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino
ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.

È potente la terra. Viva per davvero.
Io la sento pensante d’un pensiero
che noi non conosciamo.
E quello che succede? Consideriamo
se non sia lei che muove.
Se la legge che tiene ben guidato
l’universo intero, se quanto accade mi chiedo
non sia piena espressione di quella legge
che governa anche noi – proprio come
ogni stella – ogni particella di cosmo.

Se la materia oscura fosse questo
tenersi insieme di tutto in un ardore
di vita, con la spazzina morte che viene
a equilibrare ogni specie.
Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,
guidata. Non siamo noi
che abbiamo fatto il cielo.

Una voce imponente, senza parola
ci dice ora di stare a casa, come bambini
che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,
e non avranno baci, non saranno abbracciati.
Ognuno dentro una frenata
che ci riporta indietro, forse nelle lentezze
delle antiche antenate, delle madri.

Guardare di più il cielo,
tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta
il pane. Guardare bene una faccia. Cantare
piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta
stringere con la mano un’altra mano
sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.
Un organismo solo. Tutta la specie
la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

A quella stretta
di un palmo col palmo di qualcuno
a quel semplice atto che ci è interdetto ora –
noi torneremo con una comprensione dilatata.
Saremo qui, più attenti credo. Più delicata
la nostra mano starà dentro il fare della vita.
Adesso lo sappiamo quanto è triste
stare lontani un metro.

GIORNO 19 marzo 2020

Gabriella Greison

legge la poesia “Rotola i dadi” di Charles Bukowski